Rifiutiamo: re e votazioni. Crediamo in: consenso generalizzato e codice operativo

Dave Clark

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Our concept of cyberspace,
Cyberculture, and cyber-everything is, more than we care to realize,
a European idea, rooted in Deuteronomy, Socrates, Galileo, Jefferson
Edison, Jobs, Wozniak, glasnost, perestroika, and the United Federation
of Planets.


-- Neil Stephenson In "The Kingdom of Mao Bell", 1994 --

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le navi...macchine moderne...erano esse stesse microsistemi di ibridazione linguistica e politica

--Paul Gilroy---

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A ogni ciclo tecnologico si rinnova il discorso redentore sulla promessa di concordia universale, di democrazia decentrata, di giustizia sociale e prosperità generale. E ogni volta si ripeterà anche il fenomeno dell'amnesia nei confronti della tecnologia precedente.

-- Armand Mattelart --

 

Le resistenze non sono più marginali ma attive al centro di una società che si apre nelle reti

-- Hardt e Negri --

 

Governi del Mondo, stanchi giganti di carne e di acciaio, io vengo dal Cyberspazio, la nuova dimora della Mente. A nome del futuro, chiedo a voi, esseri del passato, di lasciarci soli. Non siete graditi fra di noi. Non avete alcuna sovranità sui luoghi dove ci incontriamo…..Stiamo creando un mondo in cui tutti possano entrare senza privilegi o pregiudizi basati sulla razza, sul potere economico, sulla forza militare o per diritto acquisito.

-- Barlow J.P, Dichiarazione d’indipendenza del cyberspazio, 1996 --

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Il pragmatismo cui ricorro richiede sforzi per declinare la Rete con la materialità, perché è qui che risiede la possibilità di una politica che riconosca come la tecnologia sia incorporata nelle pratiche sociali.

-- Geert Lovink, Internet non è il paradiso, 2005--

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La critica della Rete non ha bisogno del sostegno e della protezione delle teorie generali, o di grandi pensatori. Perché sia percorribile, le sue pratiche tecno-discorsive dovranno reggersi in piedi da sole e affrontare la battaglia contro le nuove chiusure e le architetture alternative. I critici della Rete non sono eunuchi del ciberspazio e ancor meno antropologi che studiano tribù esotiche. La teoria, per come è presentata qui, è un entità vivente, un’insieme di proposte, di asserzioni preliminari e di conoscenze applicate raccolte in un epoca di grandi accelerazioni socio-tecnologiche. Il discorso non viene assemblato principalmente a partire dai libri, ma prende forma da una nebulosa di corrispondenze via e-mail private e incontri, messaggi sulle mailing-list, post sui weblog e informazioni recuperate da database. Non è ancora il momento per una teoria generale dei Network.

-- Geert Lovink, Internet non è il paradiso, 2005--

 

Dinamico, operante in temp reale e interattivo, lo schermo è sempre uno schermo. Interattività, simulazione e telepresenza: come avveniva secoli fa, stiamo ancora guardando una superficie piatta e retangolare che esiste nellostesso spazio in cui si muove il nostro corpo e che funge da finestra su un altro spazio. Non abbiamo ancora lasciato alle nostre spalle l'era dello schermo.

-- Lev Manovich , Il linguaggio dei nuovi media, 2001 --

 

se tutto il codice dovessi volgere,  were I to read throughout the code,
  se tutto l'indice dovessi leggere,  were I to scan the whole index,
[...] qualche garbuglio si troverà.  [...] some hack I shall find.

      Lorenzo Da Ponte - Le nozze di Figaro (W.A. Mozart)

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Che dire se qualcuno si desse a studiare la cultura degli hackers (un progetto di ricerca antropologica perfettamente accettabile in molti, se non tutti, i dipartimenti) e nel corso dell'indagine non incrociasse mai, non "interfacciasse" un solo hacker in carne ed ossa? Potrebbero i mesi, magari gli anni, spesi a navigare sulla rete, essere considerati lavoro sul campo? La ricerca potrebbe benissimo superare sia i test di durata di soggiorno sia quelli di profondità interattività. (Sappiamo quante strane e intense conversazioni si possono svolgere su Internet). E, dopotutto, il viaggio elettronico e' un tipo di dépaysament. Potrebbe dar luogo a un'intensa osservazione partecipante di una diversa comunità senza mai lasciare fisicamente casa propria. Quando ho chiesto ad alcuni antropologi se questo potrebbe essere considerato lavoro sul campo, essi hanno generalmente risposto "puo' darsi", anzi, in un caso, "naturalmente". Ma quando, insistendo, ho domandato se sarebbero disposti a seguire una tesi di laurea basata principalmente su questo tipo di ricerca immateriale, hanno esitato o risposto di no: non sarebbe lavoro sul campo attualmente accettabile. Date le tradizioni della disciplina, si sconsiglierebbe a un laureando di seguire un simile iter di ricerca. Noi ci opponiamo alle limitazioni storico-istituzionali che rafforzano la distinzione fra il lavoro sul campo e un più; ampio ventaglio di attivita' etnografiche. Il lavoro sul campo in antropologia è sedimentato con la storia della disciplina, e continua a funzionare come un rito di passaggio e un marcatore di professionalita'

---James Clifford, Strade --

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"Chiunque sbatta nelle proprie pagine un'etichetta del tipo 'questa pagina si consulta meglio con il browser X' sembra che provi un forte desiderio di tornare a quei terribili giorni, prima del Web, dove si avevano poche possibilità di leggere un documento scritto su un altro computer, da un altro elaboratore testi, o in un'altra rete."

- Tim Berners-Lee , Technology Review, Luglio 1996