:: home
:: search || :: blog || :: scrivi || :: forum
 
Presentazione del sito
Centri di studio -  dipartimenti universitari, organizzazioni di ricerca, associazioni
Riviste on line
Ricercatori, sociologi, antropologi, scrittori
Bibliografie in rete sulla cybercultura
Libri  on line -  libri completi, o versioni on line ditesti a stampa
Saggi e papers on line
articoli da rivistee giornali
Tesi di laurea
video
Forum e blogs - aree di discussione
News -  novità, convegni, congressi, iniziative
Varie
 
Ricerca per parole chiave
 
 

ingrandisci immagine


Pubblicato in Geografie. Un mondo e le sue rappresentazioni, Musis, Euroma. pp. 96-100, 1995

Gerusalemme, Firenze e Jersey City. Appunti di geografie urbane

 

 

 

 

 

 

 

"Fiorenza dentro dalla cerchia antica.
Ond'ella toglie ancora e terza e nona,
Si stava in pace, sobria e pudica."
(Dante Paradiso C. XV -97

 

 

1. "Tutte le strade portano a Roma"

Come ci ha insegnato l'archeologo australiano Gordon Childe (1957), la "rivoluzione urbana" appare nella storia dell'uomo come conseguenza di un'altra e forse più fondamentale rivoluzione: quella dell' agricoltura. La scoperta dei processi e delle tecniche di coltivazione dei vegetali commestibili sancisce l'acquisizione, da parte del uomo, di un relativo controllo sulla disponibilità di riserve alimentari a medio termine, legate fino ad allora al nomadismo del cacciatore primitivo sulle tracce della selvaggina.


L 'accumulo delle scorte di cereali, prodotto dalle tecniche del proto- agricoltore, offre la possibilità dello stanziamento fisso intorno ad esse di un discreto numero di persone. E' l 'agricoltura, quindi, la condizione che presiede alla formazione delle prime città che, insieme alle arti del fuoco e della scrittura , rappresenta il prologo allo sviluppo dell'organizzazione complessa la prima divisione del lavoro, le classi e le gerarchie funzionali.


Ma al di là dell'orizzonte tecno-economico che la informa, la creazione della città, implica, oltre al governo di un ambiente completamente umanizzato e stratificato, la soluzione del rapporto con il resto del mondo naturale restato al di fuori dal cerchio magico delle mura urbane.
Leroi-Gourhan individua nell' esigenza dell' "integrazione dello spazio umanizzato nell'universo esterno" una necessità profonda rintracciabile in tutti i momenti della storia umana: "qualunque sia lo stato dell'evoluzione tecnico economica o ideologica delle collettività considerate" (Leroi-Gourhan,1977:389)


.La necessità dell'orientamento e dell'ordine fisico e simbolico a partire da un punto fisso è un esigenza inscritta nella struttura zoologica dell'uomo come specie animale .Non è un caso che i primi reperti cartografici che possediamo si riferiscano alle piante delle più antiche città agricole mesopotamiche.


La città antica, intendendo con questo termine quella che si mantiene all'interno dell'orizzonte tecno-economico precedente alla rivoluzione industriale, si strutturerà simbolicamente come un microcosmo che ricapitola gli elementi del mondo naturale all'interno delle sue mura:

"Il legame tra Est geografico e porta dell'Est è quindi un legame fondamentale fra l'oggetto e il suo simbolo e proprietà fondamentale della città è quella di dare un immagine ordinata dell'universo. L'ordine vi è introdotto con la geometricità e con la misura del tempo e dello spazio. La vita vi è mantenuta attraverso l'assimilazione dei simboli del movimento degli astri stressi o attraverso il simbolo della rinascita vegetale che dà inizio alla crescita delle piante" (op.cit: 386)

Lo spazio umanizzato implica anche una gestione simbolica degli elementi fondamentali che l'uomo è riuscito a porre sotto il suo controllo e così:

 

".. .. non c'è molta distanza fra l'integrazione del granaio, riserva di cibo e quella del tempio, simbolo dell'universo controllato. Nella città mesopotamica come nel villaggio Dogon , il tempio e il magazzino sono vicini e d'altronde legati da una fitta rete ideologica" (op. cit:390: )

 

La funzione microcosmica e ordinatrice della città, pur nella trasformazione delle ideologie che di volta in volta la informano si manterrà nei suoi caratteri fondamentali fino alle soglie della rivoluzione industriale.


Si materializza così, attraversata da precise corrispondenze metafisiche, la Gerusalemme cristiana dei primi cartografi e quella della geografia cosmica dantesca, punto di partenza dell'ascesa al cielo e della discesa agli inferi:

 

"Gerusalemme, circolare e con pianta a croce, è posta al centro di un mondo circolare, tagliato a croce da quattro mari, con i quattro venti cardinali e gli astri che le girano intorno; ogni città è anch'essa circolare, almeno idealmente, e attraversata dalle quattro strade cardinali. La Gerusalemme dei cartografi medievali racchiude tra le sue mura il Calvario, come i templi mesopotamici racchiudevano lo ziqqurat e le città precolombiane la piramide. Un carattere costante del microcosmo urbano è infatti quello di garantire oltre ai collegamenti cardinali, il collegamento del centro con il cielo. L'ideologia cristiana fa di questo collegamento un elemento puramente mistico, ma il punto dell'ascesa al cielo e della discesa agli inferi corrisponde al centro dell'universo cristiano.


La coerenza dell'immagine del mondo dalle prime città fino al medioevo, la naturalezza con la quale riappare in regioni e in epoche diverse è la prova del fatto che si tratta di un aspetto fondamentale del comportamento umano, caratteristico come l'attività manuale del linguaggio. Passata nel corso dei secoli in contesti a poco a poco più liberi dalle corrispondenze elementari, l'integrazione cosmica continua a rimanere una necessità." (op. cit.:395)

 

Le prove del carattere microcosmico della città antica potrebbero essere tante e prese da disparate culture. Nelle città etrusche e poi romane, ad esempio, il piano a scacchiera è fortemente legato a una preoccupazione cosmogonica. Le due vie principali, il cardo e il decumano, orientate secondo i punti cardinali, danno al luogo in cui si incontrano un valore simbolico, quello del centro del mondo.


La città è vissuta dunque dai suoi cittadini e per chi vi abita intorno come il simbolo dell'ordine del mondo: è la sede dei mercati, dei templi, del governo; è dall'acropoli romana del Campidoglio che dipartono e arrivano tutte le strade. Come dire "Tutte le strade portano a Roma".

 

2. Disorientamento urbano

Accanto all'integrazione cosmica la città antica fornisce anche l'orientamento pratico negli spazi-tempi della quotidianità. Le azioni dei suoi abitanti aderiscono a solidi punti di riferimento che segnano i percorsi delle attività giornaliere. Il campanile che troneggia sulle case, ma anche il suono dei suoi rintocchi, la grandiosità materiale del tempio, ma anche la cadenza precisa dei suoi riti, sono questi i fuochi delle mappe mentali dei suoi cittadini:

 

"Era sempre al campanile che uno doveva ritornare, era sempre esso che dominava tutte le altre cose, riassumendo le case in un inaspettato pinnacolo" (Proust, 1954, cit in Lynch :1964).

 

Le distanze poi, misurate sulla lentezza del passo umano o su quello poco più affrettato del cavallo, definivano un raggio d'azione limitato nello spazio e nel tempo.
Saranno la rivoluzione industriale e quella dei trasporti che faranno saltare, per sempre, le distanze e le misure dello spazio-tempo della città antica su cui l'uomo per millenni aveva calibrato le proprie azioni. Nasce la città moderna che musealizza l'antica in un "centro storico" non più funzionale alle nuove esigenze dell'era industriale, rompe le antiche mura e smargina verso i sobborghi di grigie e desolate periferie.


La metropoli moderna si definisce per tutta una serie di aggettivazioni opposte all' antica. Giungla d'asfalto percorsa da folle solitarie colpite da moltitudini di stimoli e percezioni che non è possibile armonizzare in una mappa coerente. Questo nuovo ambiente contrasta fortemente con le necessità di orientamento dell'uomo specie in cui:

 

" gli individui sono portati a poco a poco a tracciare le loro orbite personali su uno sfondo topografico il cui sviluppo è coerente rispetto ai nuovi mezzi, ma anarchico rispetto al comportamento spazio.temporale dell'uomo biologico." (Leroi-Gourhan)

 

La città alienata, come ricorda Jameson (1989: 93), è soprattutto quella di cui il frequentatore non riesce a tracciare una mappa, in cui non riesce ad orientarsi, quella che non offre punti di riferimento tra filari di palazzi tutti uguali e strade desolate; come la Jersey City studiata dall'urbanista Kevin Lynch.

 

3 La "imageability" di Kevin Lynch

Il problema dell'orientamento in città rappresenta il focus del lavoro dell'urbanista Kevin Lynch, considerandolo un 'esigenza fondamentale dell'uomo, trattando quest'ultimo innanzitutto come essere biologico. Il suo interesse, pur nell' ottica pragmatica dell' architetto e del designer del paesaggio urbano, si sviluppa tenendo in considerazione anche i livelli profondi implicati nel tema dell'orientamento :

 

"Trovare la propria strada è la funzione originale dell' immagine di un'ambientale e la base per le sue associazioni emotive. Ma l'immagine è apprezzabile non soltanto nel senso immediato che essa funziona come una mappa per dirigere i movimenti; in senso più ampio essa può servire come uno schema di riferimento generale, in seno al quale l'individuo può agire, o nel quale può fissare le sue conoscenze. In questo essa è come un corpo di convinzioni, o un gruppo di consuetudini sociali: essa organizza fatti e possibilità" (Lynch, 1964: 139)

Forse in questa consapevolezza da "psicologo ambientale" è da ricercare la motivazione del continuato successo del suo libro "L'immagine della città " pubblicato nel 1960 che ancora :

" appare a trent'anni dalla sua stesura , opera originalissima: per la competenza con la quale si muove attraverso discipline diverse e allora ben più distanti fra loro di quanto non lo siano ai nostri giorni - l'urbanistica, l'architettura, l'antropologia, la sociologia urbana, la psicologia (Gestalpsychology.).-;...... ......e pricipalmente, per il programma di lavoro, studiare il rapporto fra l'esperienza quotidiana di orientamento e la percezione del proprio ambiente, passare attraverso il tema più modesto dell'orientamento urbano al tema ben più importante di come si costruisca l'immagine mentale del proprio ambiente" (Sobrero 1992: 224-225).

 

L'intento di Lynch è quello di fornire gli strumenti tecnici e concettuali necessari ad architetti e urbanisti a rendere il paesaggio urbano più leggibile. Un ambiente deve essere "vivido", citando un aggettivo che Lynch usa spesso,uno spazio, vale a dire, in cui tutti gli elementi siano identificabili senza fatica, e nel loro insieme rendano disponibile una griglia fisica e simbolica per il dispiegamento delle azioni dei suoi frequentatori.


Il concetto chiave con cui Lynch affronta il problema dell'orientamento urbano è quello di "figurabilità" (imageability), il rendersi visibile di un paesaggio, la sua capacità di rendere riconoscibile l' "identità" e la "struttura" degli elementi che lo compongono.La loro individualità (identità) e nello stesso tempo la relazione con ciò che le sta intorno e con lo stesso l'osservatore (struttura).


Lynch indaga le "mappe mentali" di tre città americane : Boston, Los Angeles e Jersey City. Prende circa trenta persone in ognuna di esse: si fa raccontare i loro percorsi quotidiani, elenca ciò che vedono e ricordano, fa disegnare mappe.


Delle tre è Jersey City quella in cui la gente trova più difficoltà a definire la propria posizione rispetto alla struttura complessiva della città e a farsi un quadro del luogo in cui si trova, a tracciarne la mappa; è il prototipo della città non figurabile. Situata tra Newark e New York., Jersey City non sembra possedere alcun carattere proprio, nessuna personalità con il quale il cittadino possa riconoscersi e identificarsi:

 

"Alla richiesta i fornire un simbolo per la città, il responso più comune non era affatto qualche cosa in essa, ma piuttosto la vista del profilo New York al di là del fiume. Il sentimento caratteristico di Jersey City, sembrava considerarla un posto situato ai margini di qualche cosa d'altro" (op. cit.: 71)

 

Lynch riconosce gli elementi che concorrono alla formazione dell'immagine della città in cinque tipi fondamentali:

1) Percorsi, le linee lungo le quali l'osservatore sposta frequentemente, i suoi tragitti quotidiani; 2) Margini: gli elementi lineari che non vengono usati o considerati come percorsi dall'osservatore: es. rive, linee ferroviarie; muri di cinta ecc.) Quartieri: settori della città in cui l'osservatore ha la sensazione di entrare "materialmente dentro" e poi di nuovo uscire 4) Nodi: i punti o i luoghi strategici della città, nei quali l'osservatore può entrare, e che sono i fuochi intensivi verso i quali e dai quali egli si muove, sono spesso i punti di arrivo dei trasporti, o i luoghi centrali dei quartieri: piazza ecc..; 5) Riferimenti, sono un altro tipo di nodi puntiformi, ma che rimangono esterni all'osservatore : edifici, insegne, negozi, ma anche torri isolate, cupole e colline.
Nel suo discorso accenna spesso ad una città dall'altra parte dell'oceano come a una sorta di paradigma della "figurabilità" del paesaggio urbano: Firenze.


A proposito dei "riferimenti" il Duomo del Brunelleschi è :

 

"un ottimo esempio di riferimento lontano: visibile da vicino e da lontano, di giorno e di notte; inconfondibile, dominante per dimensione e profili, strettamente legato alle tradizioni della città; coincidente con il centro religioso e dei trasporti; accoppiato al suo campanile in modo tale da rendere possibile a distanza l'individuazione della direzione di veduta. E' difficile concepire la città senza avere in mente questo grande edificio" (op. cit.: 95).

 

Per quanto riguarda "margini" e "nodi":

 

"Il centro storico è un quartiere caratterizzato con tratti di un vigore quasi opprimente: strade come fessure, pavimentate in pietra; alti edifici in pietra ed intonaco, di colore giallo-grigio, con persiane e inferriate e portoni come caverne, sormontate dalle caratteristiche cornici sporgenti dei tetti fiorentini. Vi sono in quest'area molti nodi, la cui forma distintiva è sempre rafforzata da un uso particolare o da una specifica categoria di utenti. L'area del centro è zeppa di elementi di riferimento, ciascuno dotato di un nome e di una propria storia. Il fiume Arno taglia il tutto e lo inserisce in un più vasto ambito paesistico " (op.cit: 106)

 

Non solo la città ma anche il paesaggio rurale che la circonda possiede una forte "figurabilità" , consentendo la leggibilità degli elementi sia isolati nella loro "identità" che nell' insieme della "struttura" complessiva:

 

"Il paesaggio a sud di Firenze , sulla strada di Poggibonsi, possiede questo carattere per chilometri e chilometri. Le valli, le creste ed i piccoli colli sono assai variabili, ma si compongono in un sistema unico. Gli Appennini limitano l'orizzonte a Nord e ad est. Il terreno, visibile per lunghe distanze, è disboscato e coltivato con grande varietà di culture - grano, olivo, vigna - ciascuna chiaramente discernibile per il suo proprio colore e per la forma. Ogni piega del terreno è riflessa nella giacitura dei campi, delle piante e dei sentieri, ogni monticello è coronato da qualche insediamento, chiesa o torre sicché uno potrebbe dire: <<Qui è il mio paese, e la c'è quest'altro>>. Guidati dalla struttura geologica delle caratteristiche naturali, gli uomini hanno raggiunto un delicato e visibile adattamento nelle loro iniziative. Il tutto è un paesaggio unico, eppure ogni parte può essere distinta da quella adiacente" (op. cit: 107)


4. Questioni di significsto: i nonni di Marc Augè
Dalla pedagogia urbanistica di Lynch restano volutamente fuori i significati pratici ed emotivi degli elementi del paesaggio urbano che i suoi frequentatori gli attribuiscono.
La sfera dei significati è legata. in questo caso, alle storie peronali di ognuno. Una città nasconde tante geografie sentimentali quanti sono gli individui che ogni giorno percorrono le sue strade . Il compito dell'urbanista è tutt'al più quello di fornire una griglia, uno schema il più possibile definito su cui appuntare i propri ricordi.


Una sorta di cosmogonia personale, di ricapitolazione della tappe della propria vita, nell'apparente meccanica freddezza dei luoghi urbani. Un antropologo parigino riflettendo sui propri percorsi nel metrò ci ha fornito uno schizzo della sua personale geografia urbana :

"E' un privilegio parigino il poter usare la mappa del metrò come una tavola sinottica, un dispositivo per i ricordi , uno specchietto ove vengono a riflettersi e a stordirsi le allodole del passato. Una convocazione del genere non è però sempre deliberata, un .lusso da intellettuale che ha più tempo libero degli altri: basta a volte, il caso di un itinerario (di un nome, di una sensazione) perché il viaggiatore distratto scopra all'improvviso che la sua geologia interiore e la geografia sotterranea della capitale hanno punti in contatto - scoperta folgorante di una coincidenza in grado di provocare nelle nicchie sedimentarie della sua memoria piccoli sismi intimi. Alcune stazioni del metrò sono associate a periodi precisi della mia vita quanto basta perché pensarle o incontrarne il nome costituisca l'occasione per sfogliare i miei ricordi come un album di foto: in un certo ordine, più o meno serenamente, compiacente o annoiato. Intenerito, a volte. e il segreto di questa variazione deriva tanto dal momento della consultazione quanto dall'oggetto. Cosicché è raro che mi capiti di passare a Vaneau o a Sèvres-Babylone senza rivolgere un pensiero ai miei nonni" (Augè 1992:20).

 

Vincenzo Bitti


Bibliografia

Augé, M., L'etnologo nel metrò, Elèuthera 1992:

 

Childe, V.G, Civilization, Cities and Towns in Antiquity, XXXI

 

Lynch K.I

mage of the city, Mit Press, Cambridge, 1960 (trad. it. L'imnagine della città. Marsilio , Padova, 1964)

 

Reconsidering the image of the city, in Rodwin e Hollister (eds) Cities of the Mind PP151-156

Gould P., White R.., Mental Maps, Penguin Books, London 1974

 

 

Jameson F., Il Postmoderno, Garzanti, 1989

 

Leroi-Gourhan ,A., Il gesto e la parola, Einaudi, 1977 (1965)

 

Proust, , M., Du Coté de chez Swann, Paris Galiimard, 1954

 

Sobrero A., Antropologia della città. La Nuova Italia Scientifica, Roma 1992

----------------

Pubblicato in Geografie. Un mondo e le sue rappresentazioni, Musis, Euroma. pp. 96-100, 1995

 


Torna all'indice delle pubblicazioni

Torna all'home page di Cybercultura

home