Decreto salva Mondadori - Berlusconi
August 21st, 2010 · No Comments
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Facebook lancia Places
August 20th, 2010 · No Comments
(ANSA) - ROMA, 19 AGO - Sapere se i propri amici sono nelle vicinanze, nello stesso quartiere o magari allo stesso concerto. E’ l’ultima frontiera della condivisione online abbracciata da Facebook, che ha appena annunciato il lancio di ‘Places’, un servizio per telefonini con cui rendere noto in quale luogo ci si trova in ogni momento della giornata. Per ora attivo solo negli Stati Uniti, Places consente di condividere la propria posizione con un check-in. In pratica, spiega il responsabile del servizio Michael Sharon sul blog di Facebook, basta selezionare da un elenco il luogo piu’ vicino a quello in cui ci si trova - un parco, un ristorante, un locale - per scoprire se qualcuno dei propri amici e’ nelle vicinanze. Per tutelare la privacy, sottolinea Sharon, ogni utente puo’ scegliere se e a chi rendere nota la propria posizione. Il servizio sfrutta il Gps ed e’ dedicato ai telefonini. Per usarlo occorre scaricare l’ultima applicazione di Facebook per iPhone oppure collegarsi, sempre con un cellulare, al sito touch.facebook.com. In futuro la rete sociale conta di estendere il servizio ad altre nazioni e dispositivi mobili. L’ingresso di Facebook nel settore dei servizi basati sulla geolocalizzazione potrebbe dare del filo da torcere a prodotti come Foursquare e Gowalla, che sono presenti nel mercato da tempo, ma che non possono contare sugli oltre 500 milioni di utenti calamitati dal re dei social network. (ANSA).
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Ciao Paolo e grazie
July 19th, 2010 · No Comments
Il 19 luglio, 57 giorni dopo la strage di Capaci, Paolo Borsellino fu ucciso insieme agli agenti della sua scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

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L’assolutismo
July 7th, 2010 · No Comments
L’assolutismo – secondo Rousseau – era nato perché alcuni individui, accumulando grandi ricchezze, avevano conquistato il potere di opprimere gli altri uomini più poveri: e appunto tali disuguaglianze avevano anche permesso ai più potenti di diventare monarchi assoluti. Da un libro di storia per le superiori
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Un anno fa la morte di Neda, la “Voce” dell’Iran
June 20th, 2010 · No Comments

Di lei ora non resta che una vistosa macchia di sangue sull’asfalto, all’incrocio tra via Khosravi e via Salehi, ed un video che da un anno a questa parte ha fatto il giro del mondo grazie a Facebook, Youtube e Twitter. “Per favore, fate in modo che il mondo sappia!”, dichiarò il medico che subito si apprestò a soccorrerla. E così è stato.
Neda come Voce. Voce come Neda. Neda in persiano vuol dire “Voce”. La Voce del dissenso. La Voce della ribellione.
Neda Agha-Soltan non era altro che una semplice ragazza di 26 anni che adorava la filosofia e la democrazia. 365 giorni fa, verso le 19:05, si trovava a Teheran in viale Kargarsi con il suo insegnante di musica: era lì per sfilare contro la recente elezione del Presidente Ahmadinejad (secondo gli oppositori grazie a brogli); la giovane studentessa morì dopo appena due minuti dallo sparo, un solo sparo, un solo proiettile dritto al cuore esploso da unmembro del Basij nascosto sul tetto di una casa. Con Neda forse quel giorno morì il sogno di un Iran diverso.
Ora, secondo la madre, le autorità stanno cercando di riscrivere la storia della morte della propria figlia, morte che a suo tempo fu attribuita alla CIA o a giornalisti della BBC: “Neda è stata uccisa, è morta, ma loro ne hanno ancora paura. La sua memoria diventa più vivida ogni giorno”, sembra abbia dichiarato.
A vederla Neda era bellissima, aveva dei tratti somatici estremamente delicati, un viso stupendo che dalle nostri parti potrebbe essere anche confuso con quello più noto di una classica velina: altro che velina, Neda oggi è e rappresenta il velo squarciato dal potere e dalla arroganza delle sue armi, oppure rappresenta quel velo simbolo delle donne musulmane, che sempre secondo la madre, quando era piccola lottò per non indossare.
Neda come Voce. Voce come Bocca.
Dalla Bocca il sangue le esplose.
Nella sua Voce la protesta si spense.
Nella nostra Memoria, cara Neda, vivrai per sempre.
“Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almenouna volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.” (Pablo Neruda)
da Agoravox
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Fermiamo la legge-bavaglio
June 12th, 2010 · No Comments
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Lo scempio della scuola italiana
June 8th, 2010 · 1 Comment
Lo scempio della scuola pubblica sotto la scure di Tremonti
di Mila Spicola
Ministro Tremonti,
dirà lei: non ne posso più di sentirvi, voi insegnanti. Molti lo stanno già dicendo insieme a lei. Eppure, non demordo. Ci sono due tipi di alunni svogliati: quelli che a furia di rimproveri continuano imperterriti a rifiutare qualunque invito alla responsabilità e quelli invece che, sentendosi ripetere sempre la stessa cosa, alla fine rinsaviscono per sfinimento. Voglio essere ottimista, annoverare lei tra i secondi e prenderla per sfinimento. Fosse anche una minima parte dello sfinimento che ho io, alla fine di quest’annus terribilis per la scuola italiana. Stanca, amareggiata, sconsolata, eppure lei non ci riesce a prendermi per sfinimento, continuo a protestare, come i soldati alle Termopili. Magari lei non ascolterà, ma qualche italiano di “buona volontà” , come si diceva una volta, sì.
Lei mi obbliga a violare la legge. Mi piacerebbe incontrarla per dirglielo guardandola negli occhi. Lei sta obbligando la maggioranza dei docenti italiani a violare la legge. E’ esattamente quello che accade in moltissime scuole italiane. Cosa significa infatti ammassare più alunni di quanti un‘aula può contenerne, se non violare la legge? Sono ben tre le norme violate: la normativa antincendio, quella per la sicurezza negli edifici scolastici e quella igienico sanitaria. Molti sanno che lei ha tolto ben 8 miliardi all’istruzione pubblica. “C’erano tanti sprechi e siamo in tempi di crisi, bisogna razionalizzare”, saggia e incontrovertibile affermazione. Così ha giustificato la cosa. Di contro, però, le spese militari ricevono 25 miliardi di euro e leggo in questi giorni di un bonus di 19 mila euro a classe per le scuole private e leggo anche di un aumento di circa 200 euro mensili per i colleghi di religione, buon per loro, non sia mai, ma allora non bloccassero i nostri per i prossimi secoli.
Mettiamoci d’accordo. C’è la crisi o no? Un giorno c’è, un giorno non c’è, un giorno è un “anatema psicologico delle sinistre” e l’altro giorno “dobbiamo fare sacrifici”. Ma non tutti, attenzione: gli statali. Io mi sono arrovellata nel tentativo di capire dove fossero quegli sprechi quando, nell’agosto 2008, ho saputo degli 8 miliardi da togliere alla scuola pubblica. Ma lei ha fugato i miei dubbi: lo spreco era studiare l’italiano, e quindi via due ore. Lo spreco era studiare la tecnologia moderna e quindi via un’ora. Questo alle medie. Escano prima i ragazzi: così hanno tempo per riflettere. Lo ha detto il ministro Gelmini. Lo spreco era recuperare i bambini con difficoltà (cosa frequentissima nei contesti dove vivo e ho scelto di insegnare io, e cioè nelle periferie), e quindi via le compresenze in talune ore di due maestri nelle elementari: a questo servivano, caro ministro. Il tutto eseguito con la furia di un boscaiolo cieco che ha distrutto chiome sane, piante rigogliose e qualche ramo secco, ma troppo pochi, in cambio della distruzione della nostra foresta amazzonica: il polmone del nostro futuro. Quelle due ore d’italiano e le compresenze servivano anche a coprire le assenze dei colleghi senza ricorrere a supplenze esterne. Inoltre: aumentiamo i ragazzi per classe: fino a 30, 33, ma sì. Realizziamo un bel parcheggio per ragazzi, non una scuola certamente. Del resto sono altre le fonti vere della formazione: la vita, la strada, la televisione, il computer. Per chi vuole studiare veramente ci sono le scuole private. Studiare cosa e come poi è da vedere.
C’è un piccolo particolare: tutto ciò è anticostituzionale. La Costituzione riconosce alla scuola pubblica, statale, italiana il compito di formare e istruire gli italiani. Le private? Una scelta possibile, non obbligata. Non era un paradiso la scuola pubblica, prima di Tremonti, ma i problemi erano altri, non certo questi, ed era una bella scuola. Chi non deve parte della sua personalità a quel docente che non dimenticherà mai?
Torniamo alle sue motivazioni: la gestione dei singoli istituti, troppi soldi, troppi. E quindi tagli anche a quella: tagli alle ore e tagli ai finanziamenti per la gestione. “Facessero una colletta i genitori, e che sarà mai qualche decina di euro”. Nulla. Ma non c’era la crisi? Nella mia regione, in Sicilia, qualche decina di euro aiuta ad andare avanti. E così avete tagliato. Nella scuola dove insegno io, una normale scuola media della periferia palermitana, ma potremmo generalizzare a tutte le scuole medie d’Italia, siamo quasi alla paralisi. Avete compiuto il miracolo: unire di colpo nord e sud nella omologazione verso il peggio. Dico quasi, perché poi, incredibilmente, docenti e dirigenti sono diventati bravi a fare i salti mortali e le capriole all’indietro. Questo lo sapevate, vero? Qual è l’unica classe di lavoratori in Italia che, nonostante tutto, continua a lavorare senza grossi drammi? La nostra. Nel senso che lei aveva ragione e che quindi, nonostante i tagli, e visto che riusciamo ad andare avanti, la scuola non ha tutti ‘sti problemi? No, aveva ragione perché per noi quelli che non devono subire le ricadute gravissime della sua scelta scellerata, ripeto, scellerata, non devono essere i ragazzi: e dunque si alza la saracinesca comunque e si fa l’appello tutte le mattine.
Però sa cosa c’è? C’è che abbiamo anche sopportato e stiamo sopportando molto, ma l’illegalità di stato dentro una scuola no. Io non la sopporto e la denuncio. Tagliare completamente i fondi di gestione delle scuole ha comportato l’impossibilità di chiamare supplenti per coprire le assenze giornaliere, adesso che non ci sono più quelle due ore che servivano a coprirle. E dunque le classi si dividono in altre classi. Giornalmente. I ragazzini si prendono la loro sedia e vagano nei corridoi in cerca di spazio. Perdendo ore di lezione. E allora: posso sopportare di lavorare meno, posso sopportare di farlo in una scuola ammuffita, con l’acqua che filtra, senza vetri (lei mi dirà: si rivolga all’amministrazione comunale), posso sopportare di non avere carta igienica per i ragazzi, sapone nei bagni, riscaldamenti a singhiozzo. In una mia classe di prima media ho 23 bambini, 4 di loro con gravissimi disagi sociali e disturbi comportamentali (sono figli di carcerati), due con problemi di apprendimento e uno disabile grave. Io insegno arte: nelle mie ore non ho insegnante di sostegno, perché sono state tagliate le ore del sostegno, come tanti sanno. A volte me ne arrivano altri 3 o 4 da altre classi.
E allora mi dica lei qual‘è il diritto all’istruzione negata del mio alunno disabile? Qual è il diritto all’attenzione precipua negata ai 4 bimbi con problemi sociali? E ai due che non riescono a leggere senza distrarsi? E‘ una scuola di periferia, se non li aiuto io chi li aiuta? E il resto dei compagni? Non hanno diritto alla “normalità”? E poi viene la ministra Gelmini a parlar male dei docenti del sud, di come i nostri alunni sono in fondo alle classifiche delle prove di merito: ma in queste condizioni cosa vi aspettate? E’ già un miracolo se abbiamo le sedie nella mia scuola. L’inverno lo abbiamo trascorso con muffa e infissi rotti, che puntualmente aggiustiamo stornando somme da altri fini. “Si rivolga al Comune” dirà lei. Il suo sindaco di centrodestra ha tagliato anche lui tutti i finanziamenti alle scuole: sia per il funzionamento ordinario, sia per le manutenzioni. Non ci resta che Santa Rosalia. Macchè, manco la chiesa ci appoggia, noi sciagurati delle periferie, intenta com’è a salvaguardare le scuole private.
Lei lo chiama razionamento e si riempie la bocca di frasi assurde sul come l’Italia stia reggendo la crisi. Mi scusi: ma che cavolo sta dicendo? Lo deve dire lei, una statistica o io? Ho 253 alunni, 253 famiglie cioè: un bel campione di famiglie di periferia, come ce ne sono a migliaia nella corona delle città italiane. Forse ne so parlare meglio di lei degli effetti della crisi, sig. Ministro: niente fumo negli occhi ahimè a noi che le vediamo e viviamo la verità delle cose. Perché nemmeno il contributo di 15 euro annui riescono più a pagare. Un disastro che chiamo illegalità.
Io non posso adeguarmi. Non per me stessa, che alla fine noi docenti ci abituiamo a tutto, ma per loro. Non posso più tollerare che quei ragazzi siano il bersaglio vero delle nostre scelte. E’ questa l’illegalità, non solo la ‘ndrangheta, la camorra e la mafia, è questo l’esempio in cui crescono i miei ragazzi sfortunati. Ma l’illegalità e il non rispetto della legge no. A Palermo no. Non in quel quartiere: la scuola non può tollerarlo perché è l’unico baluardo dello Stato. Porti solo la sua firma questo scempio: io non voglio rendermene complice. E non mi dica che sto facendo politica, che parlo male della scuola e che un insegnante non può farlo. Io non parlo male della scuola? Come potrei? E’ la mia vita. Io dico male della distruzione che ne state facendo, parlo male di voi, ecco perché non me lo permettete. Non di fare politica, bensì di esercitare un dissenso sacrosanto. Si difenda contraddicendomi con fatti. Parlo male… Faccio politica… dice? E sia pure! Io ne ho più diritto di lei, che sia chiaro: sono io a formare i cittadini di domani, mica Lei. Lei passerà, per fortuna, ma i docenti italiani ci saranno sempre a insegnare cosa voglia dire rispettare le regole, rispettare la legge, cosa significhino parole come “comunità”, come “solidarietà”, come “eguaglianza”, come “fraternità”. Questa è politica, caro Tremonti, ed è il senso del mio mestiere. Glielo insegno di più io, non di certo Lei che gli toglie maestri, risorse e ruolo sociale: perché se si permette di uccidere il mio ruolo, insieme al mio, annulla quello di studente. Non ci aveva pensato? Lasciate i fanciulli senza guida, ne farete dei tiranni, questo diceva Platone. Quante mamme non posso riconoscersi in quella frase ripercorrendo le lotte giornaliere con i loro piccoli tiranni?
Da qualche mese mi rifiuto di accogliere ragazzi provenienti da classi divise oltre il numero consentito. E lo farò anche a fronte di ordini di servizio scritti. Venga qualcuno a obbligarmi. Venga pure. Io mi rifiuto. Il mio Dirigente mi dirà: dove li metto allora? Io la rivolgo a Lei questa domanda: dove li mettiamo? La rivolgo ai suoi elettori, che sono anche genitori: dove volete che li mettiamo i vostri figli?
E allora le faccio una proposta indecente davvero: di quei 25 miliardi alle spese militari destini nuovamente alla scuola pubblica gli 8 miliardi tolti. Oppure assegni i proventi del lotto per un anno alla messa in sicurezza degli edifici scolastici: sono questi i monumenti culturali dell’Italia che amo. La smetta di giocare con la vita e con l’istruzione dei nostri figli. Anzi, le dico di più, se posso: se ne vergogni.
(31 maggio 2010)
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Tre…monti
June 8th, 2010 · No Comments
L’Italia è una penisola bagnata da tre mari… e prosciugata da Tre…monti!!!
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Imbavagliamoci - fermiamo questa legge assurda
May 21st, 2010 · 1 Comment

Bisogna chiaramente con un ‘no al bavaglio’ al via libera alla riforma delle intercettazioni che mette il bavaglio alla stampa e le manette alla magistratura licenziata dalla Commissione Giustizia del Senato. I cittadini italiani non vogliono la censura che scaturirebbe da questa norma. Parmalat, i fatti di Genova e tante altre inchieste esplose in questi anni sarebbero passate senza nessuna informazione se il ddl intercettazioni fosse gia’ stato in vigore. Ma soprattutto per noi, popolo della rete, con le nuove norme verrebbe di fatto impedito di diffondere le libere informazioni come facciamo da quando abbiamo scoperto che il web e’ anche uno spazio di libera circolazione delle notizie. All’appello contro la legge bavaglio sulle intercettazioni hanno gia’ aderito quasi 120.000 persone, gruppi, sindacati e associazioni e hanno dato il loro sostegno i costituzionalisti Valerio Onida, Gaetano Azzariti, Lorenza Carlassare, Mario Dogliani, i giornalisti Marco Travaglio, Peter Gomez, editori come Giuseppe Laterza e Lorenzo Fazio di Chiarelettere, le associazioni Articolo 21, Free Hardware Foundation, Il Popolo Viola, Valigia Blu, Festival Internazionale del Giornalismo, i sindacati Usigrai, Unione degli Studenti, e poi Current Tv, Wikimedia Italia, BOicotta il BIscione e tantissimi altri.
Chiediamo a tutti di partecipare imbavagliati, al sit di oggi venerdi’ 21 maggio, dalle 14, davanti al Parlamento in piazza Montecitorio. Durante il sit-in sara’ allestito uno speaker’s corner dal quale ciascuno potra’ manifestare il proprio dissenso.
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No Bavaglio - firmiamo per la libertà
May 13th, 2010 · No Comments
Firmate per la libertà d’informazioneNobavaglio.itAl Senato la maggioranza cerca di imporre la Legge sulle intercettazioni telefoniche che scardinerebbe aspetti essenziali del sistema costituzionale.Sono a rischio la libertà di manifestazione del pensiero ed il diritto dei cittadini ad essere informati.Non tutti i reati possono essere indagati attraverso le intercettazioni e viene sostanzialmente impedita la pubblicazione delle intercettazioni svolteUna pesante censura cadrebbe sull’informazione. Anche su quella amatoriale e dei blog (Art.28).Se quella legge fosse stata in vigore, non avremmo avuto alcuna notizia dei buoni affari immobiliari del Ministro Scajola e di quelli bancari di Consorte.Se la legge verrà approvata, la magistratura non potrà più intervenire efficacemente su illegalità e scandali come quelli svelati nella sanità e nella finanza, non potrà seguire reati gravissimi.Si dice di voler tutelare la Privacy: un obiettivo legittimo, che tuttavia può essere raggiunto senza violare principi e diritti.Si vuole, in realtà, imporre un pericoloso regime di opacità e segreto.Le libertà costituzionali non sono disponibili per nessuna maggioranza.


